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martedì 13 febbraio 2018

Carnevale, su la Maschera!

Per festeggiare Carnevale noi FilmLovers abbiamo deciso di "mascherarci", ovviamente a tema cinema! Come sempre ne avremo per tutti i gusti, Su la maschera!


Francesca Guarnieri consiglia, Marie Antoinette (Sofia Coppola, 2006)


Se dovessi vestirmi come un personaggio di un film per carnevale, prenderei due piccioni con una fava. Il mio “vestito” non è solo filmico, ma anche storico: Marie Antoniette, il film è di Sofia Coppola con Kirsten Dust nei panni della regina di Francia. Nella pellicola del 2006, si racconta la vita di corte di Maria, la sua vita a Versailles, il matrimonio con Luigi XVI, l’adulterio, la rivoluzione, il tutto condito con una spruzzatina di pop (neppure tanto –ina). Gli abiti sono stati disegnati da Milena Canonero.
Piccola curiosità Dall’undici febbraio fino alla fine di maggio, gli abiti originali del film saranno in mostra alla Sala Mostre Temporanee del Museo del Tessuto di Prato, Marie Antoniette. I costumi di una regina da Oscar
La mia scelta è più estetica, che storica, gli abiti del film sono spettacolari e mi piacerebbe avere un bustino che mi faccia un vitino da vespa, forse con le parrucche mi andrebbe peggio, ma in una scena del film la regina ha i capelli rosa, l’ho già provato e averlo è stato adorabile (mia madre non è della stessa opinione).
Non voglio dare altre informazioni, ma lasciarvi ammirare gli abiti del film con un collage. 


Stenia Grassetto consiglia, Via Col Vento (Victor Fleming, 1939)


Sin da bambina, una nota cinefila era presente nei miei festeggiamenti per il Carnevale ed era Via col Vento, cioè il mio travestimento era molto simile ai costumi usati da Rossella o meglio Scarlett (interpretata dalla meravigliosa Vivien Leigh) e Melania (Olivia De Havilland). Il destino vuole che questo film sia tra i più visti nella mia vita e sia il più visto della storia del cinema.
Da bambina non capivo Scarlet O’Hara continuava a correre dietro a Ashley (Leslei Howard) che non le ha mai dato speranza e respingeva il più fascinoso Rhett Butler (Clark Gable) chiaramente innamorato di lei; più avanti con il tempo l’ho capita.
Scarlet non è innamorata di una persona e per questo uno dei personaggi più autentici della storia del cinema, Scarlet è innamorata di un’idea, un’idea di un passato legato alla decadenza di un’aristocrazia terriera già “morta” che muore “fisicamente” nella guerra di Secessione americana (1861-1865); Rossella è la voglia di vivere e la capacità di sopravvivere a tutto perché infondo “Domani, è un altro giorno!


Giada Ravara consiglia, I Tenenebaum (Wes Enderson, 2001)


Nelle vesti di chi mi calerei per Carnevale? Il primo nome sulla mia lista è di certo Margot Tenenbaum.
È da sempre uno dei miei personaggi femminili preferiti: cinica, sofisticata e irrimediabilmente depressa.
Gwyneth Paltrow interpreta nel film di Wes Anderson “I Tenenbaum” la figlia adottiva di Royal e Etheline, geniale scrittrice prodigio che conduce una vita in costante fuga dalla noia che la tormenta, osservando una maniacale riservatezza.
Margot è impeccabile nella mise che ripropone in quasi tutto il film: caschetto con molletta rossa a fermare il ciuffo, trucco nero pesante sugli occhi, vestitino a righe Lacoste, pelliccia di visone, borsa Kelly di Hermes e mocassino marrone. Iconica con la sua sigaretta sempre accesa, perché diciamolo: fumare fa molto male, ma da un certo tono (SOPRATTUTTO NEI FILM). Le manca un dito, ma in Margot anche questa imperfezione non fa che aumentare l’allure di mistero che la circonda.
La sua vita sentimentale è costellata da turbolenti relazioni; un amore saffico parigino, bizzarri flirts e matrimoni segreti con personaggi eccentrici, fino all’ultimo marito, interpretato da Bill Murray, un maturo accademico che ovviamente stravede per lei. Nonostante le sue numerose avventure, Margot ha da tutta la vita un unico e straziato amore: il fratellastro Richie (Luke Wilson), che si strugge per lei fin da ragazzino.
Ecco, insomma vorrei anche io per un giorno sentirmi una figa assurda, fregandomene comunque beatamente di tutto e di tutti. Anche se in verità qualcosa in comune io e Margot l’abbiamo: il bagno è il nostro buen ritiro prediletto, in cui passare interminabili ore in vasca o rifarci lo smalto. Provare per credere.
Cosa le invidio di più? No, non il suo fascino e stile inconfondibile, troppo facile. Nemmeno il sapore malinconico che la contraddistingue. La cosa che vorrei tanto avere è il suo imperturbabile approccio alla vita, immune ai cambiamenti e alle avversità, che rende Margot Tenenbaum un personaggio atipico, superbamente eterno.

Laura Perrotti consiglia, Cenerentola (Kenneth Branagh, 2015)

Ebbene sì. sono una grande fan di Cenerentola fin dalla più tenera età.
Quando era una bambina mi sono vestita da Cenerentola per anni, e ogni anno aggiungevo qualcosa al vestito, il risultato finale è degno di quello del film. 
C'è qualcosa nel personaggio di Cenerentola che amo da sempre, forse perchè mentre fa le faccende di casa canta a squaciagola come se fosse la cosa più naturale del mondo (lo faccio anche io, ma non sono proprio spensierata), forse per il romantico ballo a palazzo o semplicemente perchè alla fine la sua bontà viene ripagata e da serva delle sue sorellastre (o come le chiamavo da bambina "sorellacce") sposa il principe e diventa regina. 
Ci sono molte versioni cinematografiche di questa fiaba, quella più famosa è il cartone della Disney del 1950; però io ho apprezzato molto anche la versione live action diretta da Branagh. 
In questo film i costumi sono una delle componenti più curate, sono fastosi e davvero "da fiaba". Diciamo che, dopo di me, Lily Collins è la Cenerentola più elegante di sempre.


mercoledì 7 febbraio 2018

Chiamami col Tuo Nome


I fatti della nostra storia si svolgono “Da qualche parte in Nord Italia”; per un’estate un giovane dottorando americano, Oliver (Armie Hammer), sarà ospite del suo professore d’archeologia (Micheal Stuhlbarg) e la sua famiglia, la moglie (Amira Casar) e il figlio diciassettenne Elio (Timothée Chalamet)
Ho avuto bisogno di un po’ di tempo prima di mettere in ordine le idee dopo aver visto Chiamami col Tuo Nome.
Ho sintetizzato il mio sentire con il termine accettazione; l’accettazione del desiderio, dello scorrere del tempo e del dolore.
Elio accetta di provare un forte desiderio per Oliver, un giovane uomo, più grande. Questo film può essere definito un coming of age: un film sulla crescita perchè Elio sarà "vittima" di un crescendo di sentimenti sino a arrivare alla sessualità. (NO, non è uno spoiler, si capisce già dal trailer.)
Oliver e Elio sono consapevoli che ciò che li riguarda è a termine. Il bacio e il sesso sono arrivati perché la vacanza di Oliver è ormai giunta alla fine e deve ritornare negli Stati Uniti, e devono vivere il poco tempo che gli resta o tutto rimarrà solo un rimpianto.
Il papà di Elio (un personaggio bellissimo) gli sta vicino nei giorni dopo la partenza di Oliver e non tenta di consolarlo nel senso tradizionale del termine, cerca di dargli un consiglio "da psicologo" più che da padre "Right now, there's sorrow, pain. Don't kill it and with it the joy you've felt." cioè vivi il tuo dolore accettalo, non ucciderlo. 
Luca Guadagnino in un'intervista a Vincenzo Mollica ha definito Chiamami col tuo nome un film sull’empatia. 
Si, è un film sulle emozioni, sull'empatia, sulla capacità di sentire e vivere le emozioni.
Si, è proprio un grande film. Sensuale, sofferente e autentico!













P.S. I titoli di coda sono tra i più belli della storia del cinema.




Fonte di alcune foto Behind the clapboard

giovedì 1 febbraio 2018

Tutti i Soldi del Mondo

(All the Money in the World, Ridley Scott)




Il film è ispirato a un fatto di cronaca italiana: il rapimento a Roma di John Paul Getty III (Charlie Plummer) rampollo della famiglia Getty, da parte dalla 'ndrangheta.

Ci sono tre generazioni di Getty:
il fondatore, J. Paul Getty,
il figlio, John Paul Getty II,
e il nipote, John Paul Getty III.
Il fondatore dell'Impero Getty vorrebbe essere l'imperatore Adriano ma sembra essere uscito da La Roba di Giovanni Verga.
Il figlio è assorbito dal padre, è una "roba" del padre a sua volta una figura paterna assente.
Il nipote è il prediletto del "Vecchio", un ragazzo di circa 17 anni espulso più volte da scuola.

Chi ci interessa e, probabilmente, gli unici personaggi necessari al film sono J. Paul Getty (l' elegante Christopher Plummer, che a un mese dalla distribuzione ha sostituito Kevin Spacey) e Gail Harris (Michelle Williams), la madre del nipote rapito. Entrambi cercano di salvaguardare ciò che hanno di più caro. In uno dei momenti del film per l'anziano petroliere il possesso di oggetti o di persone si confondono.

Al termine del film ci si chiede dopo la morte di Getty che fine hanno fatto i suoi beni?
La risposta "Sono diventati un museo."











Fonte Behindtheclapboard

martedì 30 gennaio 2018

FilmLovers seriali, le serie cult del blog

Non si vive di solo cinema, motivo per cui esistono le serie TV!
Abbiamo deciso di rivelarvi le nostre serie del cuore, che siano vecchie, nuove, lunghe o brevi per noi FilmLovers sono dei veri cult!
Leggete e rivelateci la vostra serie cult!



Stenia Grassetto consiglia Firefly

Firefly è (probabilmente) la serie tv più cult di uno degli autori televisivi più cult, Joss Whedon; boicottata dai produttori, tanto da essere “chiusa” dopo 14 episodi, amata dai fan e dall’autore. Perchè è da vedere?
Perchè è un Neo Western cioè un ibrido tra western e fantascienza e i protagonisti sono degli space cowboy (il capitano/ex-militare, il conducente/pilota dell’astronave Firefly, la prostituta, il medico, il reverendo).
Perché il Capitano Malcom Reynolds ha un’etica profonda e appassionata; Nathan Fillion, l’interprete principale della serie e di Castle, ama il personaggio tanto da indossarne le vesti durante i party di Halloween nella serie omonima.
Perché l’attore protagonista e l’autore non hanno mai messo da parte l’idea di continuare la serie.
Perché l’attivismo dei fan ha permesso di realizzare il film Serenity, continuazione degli eventi della serie.
Perché la serie sta continuando come grafic novel.
Ecco perché è da recuperare.



Laura Perrotti consiglia Saranno Famosi

La mia serie cult è Saranno Famosi che è forse la prima serie tv che ho visto per intero (e anche diverse volte!).
Saranno Famosi racconta della vita degli studenti della New York School of Performing Arts, una scuola superiore dove oltre a letteratura e matematica si insegna anche music canto recitazione e danza, insomma, per chi mi conosce, è il mio ideale di paradiso (infatti da ragazzina volevo emigrare a New York per studiare lì e non frequentare il liceo).
Saranno famosi è un cult per la sua sigla, Fame!
Ho amato molto questa serie non solo per il lato da musical ma anche per il fatto che non puoi non amare i suoi personaggi, il più iconico è Leroy Johnson (Gene Anthony Ray), un ragazzo afroamericano tanto sfacciato quanto talentuoso, ma ci sono anche Bruno Martelli (Lee Curreri), Danny Amatullo (Carlo Imperato) e Doris Swartz (Valerie Landsburg). Sono dei gran bei personaggi anche molti dei professori, come Shorofsky (Albert Hague) e Lydia Grant, la prof di danza interpretata da Debbie Allen (ora Catherine Avery in Grey’s Anatomy). 
Se vi state chiedendo come mai una ragazzina nata negli anni Novanta abbia come serie cult un telefilm degli anni Ottanta basta guardare la sigla!



Sonia Madini consiglia Mad Men

Serie iniziata nel 2007 e conclusa poco più di due anni fa, se non l'avete vista è assolutamente da recuperare. 
Le puntate ci immergono nel mondo pubblicitario newyorkese degli anni '60, seguendo le vicende del misterioso e geniale direttore creativo Don Draper (John Hamm), della sua famiglia e dei suoi collaboratori (fra cui una fantastica Elisabeth Moss, celebre protagonista di The Handmaid's tale). A fare da contorno i grandi stravolgimenti sociali in atto in quegli anni e gli eventi storici che hanno segnato il decennio: tra i tanti la contrapposizione Nixon Kennedy, la crisi dei missili di Cuba, la lotta afroamericana per i diritti civili. Un ritratto storico pieno di dettagli, con personaggi carismatici, che evolvono e crescono. Guardare almeno una puntata per credere!



Giada Ravara consiglia Will e Grace

Correva l’anno 2001 quando per la prima volta venne trasmesso in Italia “Will e Grace”. Io avevo solo dieci anni, ma ricordo benissimo quanto rimasi folgorata dallo sfavillante universo che gravitava attorno ai due protagonisti della sit-com americana.
Will è un avvocato gay di successo che condivide un appartamento a New York con la sua migliore amica Grace, una nevrotica arredatrice. I due sono uniti da un profondo legame affettivo e dalla totale sfortuna per quanto riguarda le questioni di cuore! Le loro vicende raccontano molto bene la rampante generazione dei trentenni sull’orlo di una crisi di nervi, divisi tra la ricerca del successo personale e quella del grande amore. 
Will and Grace assume toni esilaranti grazie soprattutto ai due personaggi secondari, assolutamente “sui generis”: Jack, l’amico attore di Will, e Karen, l’altolocata segretaria di Grace. Jack e Karen, eccentrici e politicamente scorretti, sono per me la vera chiave del successo dello show: fanno da contraltare ai due perfettini protagonisti, arrivando spesso a rubargli la scena con i loro improbabili teatrini.
La serie ebbe un importante successo e diventò un vero fenomeno di costume in quanto finestra sulla cultura LGBT americana, rappresentata con sagace ironia e leggerezza che ancora oggi non ha paragoni. Non sono mai mancati i riferimenti politici, sempre nel nome del sostegno della causa per i diritti degli omossessuali: ultimo il web-episodio speciale lanciato dopo dieci anni dalla fine della serie a sostegno della candidatura alle presidenziali del 2016 di Hillary Clinton. 


Francesca Guarnieri consiglia Beverly Hills 90210

Una serie tv, che ho visto, che vedrei e rivedrei è: Beverly Hills 90210, iniziata negli anni ’90 e terminata all’inizio del nuovo millennio. Volevo cambiarla per non essere scontata, ma sarei finita a scegliere una serie anni ’90, quindi poco cambiava.
Beverly Hills è la storia dei gemelli Walsh, due adolescenti che dal Minnesota si trasferiscono con tutta la famiglia nella caldissima e ricchissima Beverly Hills. Brenda (Shannen Doherty) e Brendon (Jason Priestley) dovranno ricominciare da zero, fare nuove amicizie e qui entrano in campo i 6 amici: Kelly (Jennie Garth), Donna (Tori Spelling), Andrea (Gabrielle Carteris), Dylan (Luke Perry), David (Brian Austin Green) e Steve (Ian Ziering).
Casa Walsh sarà un punto di riferimento, l’unione sana e genuina della famiglia riuscirà ad essere di conforto ed aiuto ai giovani amici dei due fratelli.Non cadrò nella disputa team Brenda o Kelly, ovviamente tifavo per la prima, però posso dire che non tutte le stagioni della serie sono state entusiasmanti come le  prime quattro, dall’uscita di scena di Brenda la serie ha preso una strana piega.Perché vedere le prime stagioni? Per i nostalgici, sarete avvolti da un’atmosfera adolescenziale, in generale, perché è una dei primi Teen drama, che con coraggio ed audacia ha affrontato vari temi: droga, anoressia, alcolismo, Hiv, prevenzione tumore al seno, suicidio (ben prima di 13) e altro.




mercoledì 13 dicembre 2017

Assassinio sull'Oriente Express

(Murder on the Orient Express, Kenneth Branagh, 2017)



La vicenda è nota, perciò non c'è il pericolo di spoiler.


Adoro Kenneth Branagh e i suoi adattamenti da William Shakespeare; è anche il regista del primo Thor (ha consigliato a Tom Hiddleston di fare il provino per il film).

Branagh interpreta Hercule Poirot, il detective belga creato da Agatha Christie e protagonista di una serie di romanzi, la narrazione seriale è garanzia di sequel (Assassinio sul Nilo).

Il romanzo pubblicato nel 1934 parte da un vero fatto di cronaca accaduto in America, il rapimento e morte di Daisy Armstrong, la figlia del noto aviatore John Armstrong e la successiva tragica fine di tutta la famiglia.
La scrittrice inglese usa le grandi capacità d’analisi del detective, la sua impotenza/senso di colpa e il suo ateismo “Dio è sempre occupato!” per trovare l’assassino. Le certezze iniziali di Hercule sulla realtà, sul bene e sul male, sul giusto e sbagliato espresse all’inizio del film mutano sino a trasformarsi in dubbi e il film termina con una bugia a fin di bene, una manipolazione della realtà, e la ricerca di pace per i coinvolti; per me è impossibile non pensare a una lettura shakespeariana ossia una visione della realtà in cui non c’è bianco o nero, ma solo tantissimi grigi.
Branagh ha il dono del cinema e mette in mostra i suoi trucchi come neve e baffi finti per portare nella storia qualcosa di nuovo; la macchina da presa si muove molto attorno ai vagoni e dentro le carrozze, le carrozze ospitano i passeggeri e i passeggeri ospitano il loro incubi e le loro sofferenze.

Kenneth Branagh Fonte IMDb 

martedì 7 novembre 2017

Gifted: un piacevole ritorno!

Finalmente sono riuscita ad andare al cinema.
Spieghiamoci, non avevo smesso di vedere film in questi mesi, solo che purtroppo per una abbastanza finita e definita serie di motivi non sono potuta andare.
Il film mi è piaciuto moltissimo; probabilmente non farò una recensione lunga 1000 pagine, quando una cosa mi piace, mi lascia abbastanza a corto di caratteri. Vado meglio con quello che non mi piace (non ho apprezzato molto il doppiaggio, se proprio devo trovare qualcosa).
Premetto che il Marc Webb lo apprezzo molto, ho adorato il suo 500 giorni insieme e vi dirò di più mi sono piaciuti anche i due The Amazing Spider Man.
Il film racconta, con estrema semplicità la storia di Frank (Chris Evans) e Mary Adler (Mckenna Grace), zio e nipotina di 7 anni con un incredibile talento per la matematica, proprio come sua madre morta suicida. Lo zio e la sua vicina di casa Roberta (Octavia Spencer), cercano di accudire e proteggere la bambina, hanno paura che il “mondo” venga a conoscenza della dote di Mary e che la bambina possa dire definitivamente addio alla sua infanzia. Frank decide di dare a Mary quell’infanzia che fino a quel momento non ha saputo vivere e la iscrive in una scuola pubblica; per lo zio è molto importante che Mary possa imparare ad interagire ed empatizzare con i suoi coetanei. Già il primo giorno di scuola la tenerissima e incazzosissima Mary si fa notare dalla sua insegnante Bonnie Stevenson (Jenny Slate). Da qui inizierà una battaglia legale tra Frank e sua madre (Lindsay Duncan), quest’ultima pur non avendo mai visto la nipote, scoperto il dono della bambina vuole averne la piena custodia per far sì che possa andare a studiare nei college più prestigiosi. Commovente, delicato, tra le cose che mi sono piaciute di più oltre all’undicenne Mckenna Grace,
tenerissima a confronto con la fisicità di Chris Evans sembra molto più piccola della sua età e fragile, nonostante abbia un caratterino non indifferente.
Vorrei segnalare anche che l’aspetto legale non è stato il protagonista assoluto del film, cosa che molto spesso succede, quando il tema centrale è la custodia o c’è di mezzo un tribunale almeno il 75% del film si svolge all’interno di quest’ultimo.
Chris Evans non mi è dispiaciuto in questo ruolo, però McKenna lo offusca notevolmente, ha troppa personalità quella scriccioletta, neppure Captain America può tanto (speriamo che Stenia non legga questa recensione, manteniamo il segreto).
Per concludere vorrei far notare la bassa quantità di brani sonori nel film, Marc Webb è un regista di videoclip musicali e mi aspettavo una super scelta di brani, come aveva fatto in 500 giorni insieme (su Spotify ascolto spesso il Soundtrack), in questo film ci sono pochissime canzoni per lasciare spazio alle parole, sono queste e la storia a suscitare le emozioni e non la musica.

P.S. Voglio fare un monumento al gatto Fred, un micione rosso, che fa molto gatto di Colazione da Tiffany, un tenerissimo pelosone con un occhio solo.

domenica 29 ottobre 2017

Thor Ragnarok (Taika Waikiti, 2017)

Taika Waititi è un talento, tanto da beccarsi i complimenti via twitter dal regista-sceneggiatore dei “due Avengers”, Joss Whedon:

Thor Ragnarok mi ha divertito tantissimo; è pieno di parolacce e battute a doppio senso che giocano con le ambiguità o le troppe certezze dei film supereroistici e, in particolare, quelle del dio tuono. Aneddoto: un bambino (6-7 anni) presente in sala è uscito a metà film prendendo per mano il papà, il papà «Sei sicuro!?».
Thor Ragnarok è un film con Thor (Chris Hemsworth) e Loki (Tom Hiddleston) che si ritrovano a lottare dalla stessa parte contro Hella (Cate Blanchett), la dea della morte e loro sorella maggiore di cui non sapevano nulla, uno dei tanti segreti del padre Odino.
Poi, non si sa come sia arrivato in mezzo ai Nove Regni, salta fuori The Hulk. Per l’ennesima volta, i due principi devono difendere Asgaard e tentano di evitare il Ragnarok, il crepuscolo degli Dei nella tradizione della mitologia nordica, la fine di tutto nel film Marvel.
Il trailer mostra tutto e non racconta nulla, tanto da far pensare ai Guardiani della Galassia 3.
E finalmente dopo Age of Ultron (Joss Whedon, 2015), dopo due anni, si conosce la sorte del nostro eroe, l’Avengers più forte, The Hulk/Bruce Banner.
#teamThor

domenica 8 ottobre 2017

Blade Runner 2049

Tra la Los Angeles 2019 di Blade Runner (Ridley Scott, 1982) e quella di Blade Runner 2049 (Denis Villeneuve, 2017), scorrono trent’anni e ci chiediamo che fine abbiano fatto il cacciatore di replicanti Rick Dekard (Harrison Ford) e la replicante Rachel (Sean Young), e attendiamo che venga svelato il significato dell’unicorno lasciato al Blade Runner. In questa pellicola, le domande dovrebbero trovare una risposta.
Nel 2049, sono stati messi in commercio dei nuovi modelli di replicanti che “non scappano”, consci di essere replicanti e che accettano di fare ciò che gli esseri umani non vogliono o non possono più fare, una manodopera da sfruttare.
L’Agente K (Ryan Gosling) ha la mansione di “ritirare” i vecchi modelli Nexus. La sua è una ricerca che in quasi tutti i casi porta alla morte, tanto che diventerà una ricerca di se stesso e della propria umanità. Non è facile scrive di questo film: “troppa carne al fuoco”; un film “capolavoro”, cult, al centro di studi, di speculazioni e “director’s cut”, un film unico e di cui ci restano le domande “Cosa è reale e cosa non lo è?” “Cosa vogliamo sentirci dire e cosa vogliamo vedere?” “Chi sono i replicanti e chi sono gli esseri umani?”
La scena che più mi ha coinvolto è l’ultima in cui attraverso un vetro si scopre la verità e alle emozioni non attribuisci l’appellativo replicante o essere umano.

mercoledì 27 settembre 2017

Focus on Christopher Nolan: Interstellar

Interstellar è un viaggio nello Spazio siderale, i nostri eroi partono alla ricerca di un nuovo pianeta, su cui gli esseri umani possono trasferirsi a causa della “morte” della Terra.
Il gioco di Interstellar sta nel manipolare lo spazio-tempo, questo viaggiare tra le galassie e le diverse dimensioni temporali, questo continuo “ritorno al futuro”, porta gli astronauti a lasciare i propri affetti alla ricerca di un futuro migliore per tutta l’Umanità. Lo scorrere del tempo non ha lo stesso valore su i vari pianeti o sull’astronave, ci sono delle unità di misura che si dilatano o si ristringono come le costruzioni mentali di Inception.
Il protagonista di Interstellar è Joseph Cooper (Matthew McConaughey), un astronauta convertito all’agricoltura. Christopher Nolan è un autore a suo agio con i personaggi maschili ma non maschilista.
Al centro del cinema del regista inglese ci sono sempre dei personaggi maschili come Bruce Wayne/Batman o i due o tre maghi di The Prestige e per questo aspetto della sua estetica lo accomuno a autori come Micheal Mann e Martin Scorsese.
Nonostante ciò le sue eroine sono donne fantastiche: la giovane detective Ellie Blur di Insonmia interpretata da Hilary Swank, la bella ladra senza un futuro, Selina Kyle/Catwoman interpretata da Anne Hathaway e non per ultime Amelia (Anne Hathaway) e Murphy (Jessica Chastain), l’astronauta e la scienziata.
Alla fine i due sguardi che ci entrano nel cuore sono quello sereno di Murphy anziana e nel letto dell’ospedale circondata dalla famiglia e dal padre; e quello di Amelia sola su un nuovo pianeta anche lei serena.
Interstellar è un film con l’anima femminile e come sempre Christopher Nolan ci stupisce.

Ecco perché amo questo regista, perché è narratore e un inventore d’immagini.

sabato 23 settembre 2017

L'inganno (Sofia Coppola, 2017)

Il trailer dice molto, ma non rivela nulla. Durante la guerra di Secessione, poco lontano da un collegio femminile abitato da due donne adulte e cinque adolescenti tutte del Sud; una delle studentesse uscita alla ricerca di funghi ritorna con un soldato confederato ferito gravemente. La direttrice della scuola, Miss Martha (Nicole Kidman), cura la ferita del soldato e non lo consegna all’esercito e ai soldati secessionisti che si vedono di sfuggita. La guerra è una presenza sonora continua nel sottofondo fatto di bombe, ma non è la protagonista.
La presenza di quest’unico uomo lentamente inizia a “sedurre” le donne di questa scuola fino a esplodere lui stesso come fuochi d’artificio, rompe l’equilibrio di questa comunità femminile autonoma. L’isolamento cercato da Miss Martha per proteggere le ragazze funziona contro la guerra, ma non contro “l’altra metà della mela”; questo soldato le smuove dal loro torpore.
Nicole Kidman, Kirsten Dunst e la giovane Elle Fanning mi hanno stregata per motivi differenti. La prima, il “premio Oscar” è molto generosa con le giovani attrici con cui lavora in questo film, la sua interpretazione ha donato a Miss Martha equilibrio e risolutezza; la seconda è la bellezza divenuta adulta di Intervista con il Vampiro (Neil Jordan, 1994); la più giovane delle tre, Elle, è una bellissima Lolita del Sud, con i capelli in disordine, un po’ribelle e annoiata, mi ricorda molto Rossella O’Hara, ingenua e presuntuosa.

A proposito “Dov’è l’inganno?”



mercoledì 20 settembre 2017

Focus on Christopher Nolan: La trilogia del Cavaliere Oscuro (Batman Begins, The Dark Knight e The Dark Knight Rises)



Batman è il supereroe senza superpoteri più amato al mondo; di conseguenza ogni volta che inizia la lavorazione di un film a lui dedicato o viene scelto un nuovo attore per interpretarlo i fan di tutto il mondo sono in subbuglio. Le pellicole di Nolan non sono le più amate tra i fan del Cavaliere Oscuro, anzi c’è chi considera solo Batman Begins, un film su Batman. Per me, il regista ha introdotto un elemento nuovo: la salvezza di Bruce Wayne.
La trilogia del Cavaliere Oscuro di Christopher Nolan è una trilogia autoconclusiva composta da Batman Begins (2005), The Dark Knight (2008) e The Dark Knight Rises (2012). Il regista inglese non è un lettore di fumetti; l’iconicità e l’immaginario di riferimento da cui ha potuto attingere sono una fonte immensa e, a mio parare, adatta alle sue capacità narrative e trova nell’attore Christian Bale, l’interprete perfetto. L'iperrealismo di Nolan elimina tutti o molti elementi fantasy e fantascientifici delle storie di Batman, lasciando la tecnologia avanzata, i soldi e la filantropa.
I film sono un working progress dalla nascità alla morte di Batman. Batman Begins narra come, dopo la morte dei genitori, Bruce Wayne è diventato Batman, la nascita; The Dark Knight è l’evoluzione: come le decisioni non vengano prese da Bruce Wayne ma dal Cavaliere Oscuro; The Dark Knight Rises è la morte di Batman, Bruce Wayne decide di vivere la sua vita lasciando una Gotham salvata per l’ultima volta con il sacrificio finale del Crociato Mascherato.
I nemici usati per costruire la trama principale sono Ra’s Al Ghul e la figlia Talia, e la nemesi di Batman, il Joker; mentre gli altri “cattivi” sono usati per depistare le tracce (Lo Spaventapasseri, i vari mafiosi di Gotham City, Bane e Catwoman). Doppia identità, finzioni, rapporti malsani; il bene e il male non sono definiti, i buoni e i cattivi non sono facilmente identificabili. Tutto molto Nolan.
Il mio episodio preferito, probabilmente il meno riuscito della saga e il “meno Batman” è The Dark Knight Rises. Bruce passa sette anni isolato dal mondo finchè nella sua vita irrompe una bella ladra che ruba le sue impronte digitali, la collana di perle della madre e il suo cuore. Il gioco tra il gatto e il topo che corre tra i due, questa sottile tensione etica, morale e sessuale si risolve nel finale; quel bacio tra l’uomo pipistrello e la donna gatto mi hanno conquistato. Pochi istanti dopo Batman muore e viene eretto un monumento in suo onore.
In questo film, due donne in modo diverso hanno risvegliato il cuore di Bruce Wayne/Batman: un gioco tra una “buona e bella” e una “cattiva e fatale”.

Dall’eredità di Bruce Wayne è sparita la collana di perle. Forse sarà a Firenze.



venerdì 15 settembre 2017

Focus on Christopher Nolan: Insomnia (2002)


Non sono fan di Insomnia, non mi piace e per la prima volta scrivo di un film che non amo di uno dei registi che adoro.
La pellicola è il remake americano dell’omonimo film di Erik Skjoldbjærg del 1997, che per qualche anno ha rimbalzato tra vari registi fino a arrivare a Nolan.
Il remake sposta l’ambientazione dalle regioni scandinave all’Alaska; i due territori sono accumunati dalla vicinanza al Polo Nord che causa in nel periodo estivo il fenomeno del sole a mezzanotte, cioè il giorno composto da luce e buio non esiste, esistono solo 24 ore continue di luce solare.
Il sole di mezzanotte disturba e può causare insonnia nelle persone non abituate ad un fenomeno del genere; gli effetti della privazione di sonno legata al sole di mezzanotte mi ha attratto a vedere questo film, che fa parte dei primi girati da Nolan.
Insomnia parla delle indagini di un detective, Will Dormer (Al Pacino), inviato in Alaska per indagare sul misterioso omicidio di una ragazza.
La luce è sempre presente ed è uno dei personaggi del film, o meglio, è determinante sulla stabilità di Dormer, come la luce che governa le nostre giornate influenza negativamente le attività e le relazioni. La mancanza di sonno disturba e falsa la sua percezione della realtà tanto da perdere l’equilibrio e la sua capacità di gestire gli incubi e gli orrori quotidiani. Insomnia è un film su rapporti non equilibrati.
Sono pochissimi i passaggi lasciati da completare allo spettatore (cosa poco da Nolan).
Tutti i misteri sono svelati, non ci sono “sorprese” (cosa pochissimo da Nolan).
L’ambientazione del film in un territorio di boschi e ghiacci come quello dell’Alaska crea la necessità di lavorare con luce naturale e molto chiara (cosa molto da Nolan) mentre la fotografia di questo film è fatta di sangue, di colori e di luce troppo caldi, mi porta a pensare alla presenza episodica di questi elementi.

Concludo: “Questo film non c’entra nulla con Nolan e la sua estetica!”

domenica 3 settembre 2017

Dunkirk


Christopher Nolan ha narrato la trilogia del Cavaliere Oscuro (2005-2012) e la profondità della mente umana in Inception (2010). Gli sono devota da The Prestige (2006) e, per me, da quel momento lui è diventato uno dei più grandi registi in circolazione.
Dunkirk o Dunkerque è un lembo di terra tra Francia e Inghilterra, che venne assediato dalle truppe tedesche durante la seconda guerra mondiale. Lì 400.000 soldati tra inglesi, francesi e belgi, presi in trappola, aspettavano di essere portati via in salvo, pur potendo vedere la costa della patria. Tra maggio e giugno 1940, 400.000 combattenti furono salvati grazie all’iniziativa dei civili che, con piccole imbarcazioni, partirono dall’Inghilterra e andarono a riprendere i loro ragazzi.
La retorica dei film di guerra viene azzerata e inizia una nuova forma di narrazione. Il realismo di Nolan si fonde con la storia sin nei dettagli. Mi sono sentita schiacciata e avevo le lacrime agli occhi. Ho sofferto e mi sono sentita impotente nel vedere morire quei ragazzi e di fronte alle scelte per la sopravvivenza che dovevano fare tutti, dal soldato semplice al generale; ero lì. I grigi e i marroni della spiaggia, il nero e il fuoco della notte e l’azzurro del cielo dominano, non c’è sangue.

Non c’è il nemico, non si sente parlare tedesco, non ci sono i cattivi.

giovedì 11 maggio 2017

Logan


Logan

Il 16 maggio nelle sale americane esce la versione in bianco e nero di Logan, l’ultimo film di Hugh Jackman come Wolverine, per me, uno dei migliori film supereroistici realizzati e uno dei migliori film dell’anno. Grazie al successo di box office di un film, molto scorretto, come Deadpool, la rabbia di Wolverine può uscire.

martedì 11 aprile 2017

The Avengers


Marvel’s The Avengers

Stasera in tv passano Marvel’s The Avengers, un film che ho visto in sala, di cui ho il dvd e di cui guarderò almeno i primi 10 minuti come ogni volta che viene trasmesso in tv. Sono fan.
Joss Whedon è riuscito a mettere assieme sei personalità e sei supereroi: Iron Man (Robert Downey Jr), Captain America (Chris Evans), Hulk (Mark Ruffalo), Thor (Chris Hemsworth), Black Widow (Scarlet Johansson) e Hankeye (Jeremy Renner). E un degno super cattivo: Loki (Tom Hiddleston).

giovedì 16 marzo 2017

T2 Trainspotting

SPOILER per chi non avesse mai visto Trainspotting.
Alla fine di Trainspotting (1996), la scelta di Marc Renton lo portava lontano da Edimburgo, dall'eroina e dai propri amici, dopo vent’anni ritorna a casa.

Sono molto affezionata a Trainspotting e dopo vent’anni mi sono trovata a guardare il tirare le somme di questi quattro uomini. Sin dal trailer si capisce che T2 non ha la ruvidità fotografica e la povertà di mezzi di Trainspotting; i vent’anni passati hanno portato fama e premi al cast e fondi per fare un seguito. Danny Boyle ha dovuto trovare delle soluzione per non rifare se stesso (intervista su Film TV n. 8 del 21/02/2017).

domenica 5 marzo 2017

Arrival



Cercherò di sintetizzare le mie idee su Arrival: Arrival è un film di fantascienza con alieni ma non solo.
Ci sono alcuni ingredienti del film che mi fanno tanto amare Arrival: sono Amy Adams e la sua performance, il limbo di spazio creato per dialogare con gli alieni e la colonna sonora.
Denis Villeneuve ha avuto la fortuna di avere Amy Adams come protagonista del film, il film è incentrato su di lei; le sue capacità, la sua fisicità e le sue espressioni creano le emozioni del film, l’empatia tra lei e la macchina da presa è totale. Il fulcro del film è proprio il coraggio di questa linguista che per prima si “sveste” per presentarsi agli alieni come un essere umano.
Lo spazio d’incontro tra noi e loro è ispirato ai lavori dell'artista James Turrell e la musica ambient di Johann Johannsson, crea “un’estetica degli spazi emozionali” nuova per un film di fantascienza.
E si, ci sono anche gli alieni.



martedì 21 febbraio 2017

Manchester by the Sea



Dal trailer, ho capito che si tratta della vicenda di uno zio e un nipote che devono venire a patti dopo la morte del padre del ragazzo.

C’è uno zio con  una storia d’amore finita male che non vuole tornare a vivere nella città dove ha vissuto molto tempo prima.

C’è un ragazzo che non se ne vuole andare da quella città perché ha tanto da perdere se va via, mentre lo zio ha l’impiego di un semplice manutentore e non ha nulla da perdere.

Mi sono sorpresa a scoprire pian piano quest’uomo silenzioso e, un po’ alla volta, escono gli indizi del passato che lo ha portato a Boston.

Mi sono lasciata trascinare dal racconto e attendevo il frammento di memoria successivo.

SPOILER Mi sono lasciata andare e le lacrime sono nate dal mio cuore.