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venerdì 29 dicembre 2017

Speechless e Atypical: quando la diversità, non è diversa!

L’inverno avanza, da qualche anno ormai, inverno è sinonimo di serie tv o serie web, visto che sto per parlarvi di un telefilm prodotto pensate un po’ da chi??? Netflix ovviamente. Da quando non abito più con i miei, seguo meno le serie di Fox- Sky e molto di più tutto quello che è reperibile via internet. La serie Atypical ha debuttato nell’agosto 2017 e io l’ho guardata quasi una settimana dopo l’uscita. Ho fatto tutti i compiti delle vacanze, calcolando che ne ho guardate 3, non avevi nulla da fare? Si, avevo da fare, ma il mio lavoro faceva il riposino pomeridiano, quindi avevo un piccolo buco da coprire, ogni giorno. 


Ho letto dell’esistenza di Atypical su un gruppo Facebook di fans (vorrei usare fanatici, ma ho paura che possa suonare male) di 13 Reasons Why. La storia è atipica, proprio come il suo protagonista e il nome della serie. Poco prima di avventurarmi in Atypical, ho seguito (a casa dei miei, continuo a registrarmi delle serie) Speechlees. Avrei voluto inizialmente fare un articolo su entrambe, ma poi ho deciso di non farlo. 
Specchless è una serie molto divertente, è una commedia che racconta le vicende della famiglia DiMeo, il nucleo familiare è composto da: Madre (Minnie Driver), Padre (John Ross Bowie, già visto in Big Bang Theory), tre figli (Mason Cook, Micah Fowler, Kyla Kenedy) e un sesto componente esterno, Kenneth (Cedric Yarbrough), l’assistente/ voce di J.J. La serie ricorda molto Quasi Amici, l’assistente del ragazzo è un attore Afroamericano, e come potrete intuire dal parallelismo J.J. non è completamente autonomo, perché affetto da una paralisi celebrale infantile, sedia a rotelle e tavoletta alfabetica per comunicare con gli altri.  
Ci sono molti punti di contatto tra le due serie e una fra tutte solo le due sorelle. Dylan (Speechlees) e Casey (Brigette Lundy-Paine, Atypical) forti, atletiche, sportive, per certi aspetti anche mascoline, trattano i fratelli, bè come fossero dei fratelli. Come dovrebbero trattarli? Ci sono già le madri ad essere iperprotettive.  
Il protagonista di Atypical è Sam (Keir Gilchrist) è un adolescente affetto da autismo e vuole essere in tutti i modi un “tipico adolescente” e innamorarsi. Chi conosce un minimo la sindrome (ne esistono diversi aspetti e nessuno e uguale ad un altro, proprio come tutti noi, ogni persona è unica e uguale solo a sé stessa) sa quanto possa essere difficile esprimere e capire i sentimenti di chi ne è affetto.  Ma Sam vuole avere una fidanzata ed innamorarsi. Frequenta con una certa regolarità Julia (Amy Okuda), una giovane terapeuta, che lo spinge all’auto comprensione e lo stimola ad affrontare la vita. 
L’altra presenza maschile della famiglia è il papà di Sam (Michael Rapaport), un uomo in difficoltà a gestire la situazione. Tra i due è molto faticoso comunicare e capirsi. Almeno all’inizio. Come già accennavo nell’articolo su Fino all’osso, anche qui la questione viene affrontata con onesta ironia (strano a dirsi, visto che Sam non capisce l’ironia) un altro aspetto dell’adolescenza, spesso, per non dire sempre lasciato in disparte. Per me è un po’complicato scrivere di questa serie, ho paura che il mio pensiero possa essere mal interpretato. Quindi parto subito con il dire che ho adorato Sam, tutte le otto puntate e quasi tutti i personaggi. Tranne Elsa (Jennifer Jason Leigh), la madre di Sam. Lei mi ha messo proprio un nervoso addosso, non sono riuscita proprio a provare empatia per lei. Non è una cattiva mamma, anzi, proprio il contrario, si fa in quattro per i suoi figli. La contesto come moglie.   
La serie è un po’ Diario di una nerd super star e Faking It- Più che amiche, ironica, a volte un po’ cinica e divertente. Mi è piaciuto molto la volontà di portare lo spettatore dentro Sam, soprattutto quando nei momenti di confusione e smarrimento del ragazzo in qualche modo visivamente viene rappresentato come si sente, le luci diventano confuse, tutto si muove in maniera vorticosa e i suoni diventano poco definiti e alterati. Per otto episodi riesci sentire Sam, a viverlo, riesci ad entrare in sintonia con il suo mondo, con la sua vita, con le difficoltà ampliate di un giovane ragazzo, che vuole in tutti i modi vivere la sua età, indagare i sentimenti aiutato da uno strampalato amico, Zahid (Nik Dodani), troppo simpatico, nella sua convinzione di essere un fico (e credetemi, non lo è per niente, almeno per la sottoscritta).  Ora aspetto con ansia la seconda stagione, l’ultima puntata ha lasciato troppe questioni aperte e sono molto curiosa di proseguirla.  


mercoledì 13 settembre 2017

13 buoni motivi per vedere (oppure no) “Tredici”


Questa è la prima recensione a quattro mani delle FilmLovers!

Avete mai sentito parlare di Tredici? Se ci state leggendo, probabilmente sì. Tredici è una serie televisiva prodotta da Netflix, tratta dal libro omonimo di Jay Asher. La serie racconta (più o meno) questo: Hannah Baker (Katherine Langofrd) si suicida e lascia alle persone che l’hanno portata a questo disperato gesto, delle musicassette dove elenca i 13 motivi che l'hanno spinta a fare il grande salto. L'altro protagonista è Clay (Dylan Minnette), colui che per 13 puntate ascolterà le cassette. È il suo turno!
Dopo aver discusso tanto, abbiamo deciso di fare il “verso” alla serie. Non eravamo del tutto convinte, non sempre tutto è bianco o nero. Inizialmente eravamo schierate così: Francesca “non mi piacerà mai, ne parlano troppo!”, Laura: “Non è male, mi è piaciuta!”. Così ci siamo confrontate per più di una settimana e alla fine abbiamo individuato punti deboli e punti forti. Siamo entrambe d'accordo che, nonostante tutto la serie fa discutere!


Francesca e Laura P.

COSA CI PIACE

  1. È perfetto per il bingewatching (in un weekend in cui non sai che fare lo vedi tutto)
  2. Lancia un messaggio forte al pubblico degli adolescenti di oggi. Il bullismo, non va sottovalutato. Tutte le nostre azioni, anche se per noi non hanno peso, hanno delle conseguenze.
  3. Formalmente è fatto molto bene. Non è la solita serie con le luci smarmellate e il montaggio alternato.
  4.  L'ossessionante presenza dell'oggetto "musicassetta".
  5. Le cassette; abbiamo perso la bellezza del registrare noi la musica che ci piace. Spotify lo fa per noi, Hanna scopre che può lasciare il suo segno manualmente (se avesse fatto delle Instagram stories non sarebbe stato così interessante)
  6. La sigla, il disegno dell'audiocassetta che si trasforma in bici è troppo carino
  7.  Hannah Baker, adoro!
  8. Clay è un bel personaggio. È complesso, è umano. Probabilmente è l’escluso del gruppo che viene rivalutato (è un po’ il messaggio della serie)
  9.  Bè direi la cicatrice di Clay, la nostra grande bussola
  10.  Il fatto che Clay porti i segni dell’animo distrutto. Più le cassette si fanno intense e la situazione di Hannah (secondo lei) arriva ad un punto di non ritorno, fisicamente Clay porta questi segni di cedimento: non si lava, botte ovunque, non dorme. Lei sempre impeccabile fino all'ultimo minuto.
  11. Tony, Tony sa tutto ma non dice nulla, è il deus ex machina della situazione, anche perché è l'unico che gira ancora con il lettore cassette nella macchina.
  12. Non ci sono personaggi totalmente buoni o totalmente cattivi; sono tutti tasselli importanti nella vita di Hannah ma ognuno ha la sua parte di colpa.
  13. Il set del bar ha un'aria subito familiare e non è il solito bar americano stile anni 50 (ma in America hanno ancora i bar anni 50?
COSA NON CI PIACE

1.    Ci sono delle questioni che si potevano esplicare meglio (tipo il fatto che i genitori non si curano o si curano male dei figli) altre che non servono
2.    Sono situazioni irreali. Dalle pistole in casa, agli stupri, all’amica che ti pianta… Va bene in disagio giovanile ma fino a un certo punto
3.    Verso la fine si perde. Vogliono lasciare il finale aperto per la seconda stagione. Non ha senso una seconda stagione!!! Si chiama 13, hai fatto 13 episodi… di cosa parli dopo? Alcune cose sono belle perchè autoconclusive
4.    I ragazzi mi sembrano tutti dei maniaci sessuali (a parte Bryce che lo è) però allo stesso tempo regna tra di loro una pulsione omo non indifferente (almeno a me è sembrato così)
5.    Non lo paragonerei a Beverly Hills o Dowson’s Creek. Pur essendo una serie con degli adolescenti ha un altro mood.
6.    Basta con ste atmosfere cupe e inquietanti stile Twilight.
7.     Troppi personaggi, troppi, poche puntate e 1000 volti, ad un certo punto non ricordi neppure il nome del protagonista.
8.     Ed è per questo motivo che arriviamo all'ottavo motivo; essendo troppi i personaggi non riesci ad instaurare un rapporto con loro, non li "ami", non riesci ad aspettarli.
9.     Manca l'ironia, il divertimento, viene lasciato poco spazio alle battute. Tutto molto dark (Ragazzi, anche nella saga di Twilight qualche risata scappava).
10.  Non mi piace che il tossico di turno sia uno che: "Beve caffè". Scusate, ma in mezzo a tutta quella delinquenza, pistole, droga e alcool, passando per il bullismo e gli stupri, la codardia e l'omertà, voi vi focalizzate sul povero Clay che beve troppo caffè?
11.  Parolacce a Go-Go, non c'erano altri modi per far comunicare le persone? M'immagino lo sceneggiatore che dice: "è qui cosa potrebbe dire!??!?mmmhhh aspetta c**** t**** c*** ecc., ecc… E lo vorrebbero vietare nelle scuole per i temi trattati? Io affronterei i temi e controllerei il linguaggio piuttosto.
12.  Salti temporali troppo poco chiari. Sei nei corridoi della scuola, un secondo dopo sei nei corridoi della scuola e sono passati 2 anni. meno male che c'era la cicatrice di Clay a dirci "ehy, siamo nel presente!!!! Hannah è già morta!!!"
13.  La morte di Hannah. Sarebbe dovuta essere l'apice della serie invece è solo un momento crudo fine a se stesso (io ho chiuso gli occhi)