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domenica 28 gennaio 2018

Gabriele Muccino Made in Italy! - L'ultimo bacio: che non è stato ultimo!

15 anni fa, si diventava adulti a 30 anni, 15 anni prima si diventava adulti verso i 20. Oggi forse, adulti non lo si diventa mai. Ne L’ultimo Bacio Muccino, racconta proprio quel passaggio dall’età adolescenziale all’età adulta dei primi anni 2000, una crisi esistenziale che non si esaurisce con il termine dell’adolescenza ma che si prolunga e fa solo danni.  

In questo film vengono descritti degli uomini ragazzini, che tentano in tutti i modi di scappare dalle responsabilità, che vogliono ancora evadere. Da una parte i sono i trentenni, dall’altra i cinquantenni in crisi, rappresentati dalla mamma di Giulia (Stefania Sandrelli) e la sua cricca di amici. Nessuno vuole invecchiare, nessuno vuole maturare, a tutti manca sempre il respiro, il fiato si blocca tra un’età psicologica e le convenzioni sociali, che in questo film bloccano la voglia di vivere ai protagonisti. 

L’ultimo Bacio racconta la vita di 5 trentenni, tutto ruota attorno a Carlo (Stefano Accorsi) e Giulia (Giovanna Mezzogiorno) che sono i veri protagonisti, lei innamoratissima, incinta di tre mesi, lui ha quasi trent’anni e non si rende ancora del tutto conto che diventerà padre. Al matrimonio di uno dei cinque, forse il più maturo, infatti poche volte lo vediamo con gli amici, Marco (Pierfrancesco Favino), Carlo incontra la diciottenne Francesca (Martina Stella) lei lo porta sulla casetta sull’albero e lui retrocede in modalità infantile, inizia a ragionare con un altro organo del suo corpo, che non è propriamente il cervello…o il cuore e manda a quel paese fidanzata e figlia. Inizia così una pseudo relazione con la ragazza, senza lasciare la compagna, no, troppo semplice, significherebbe avere capacità decisionale, cosa che Carlo per quasi tutto il film non ha. 


Accorsi, Favino, Santamaria, Cocci e Pasotti


Poi ci sono gli altri tre Paolo (Claudio SantaMaria)Alberto (Marco Cocci) e Adriano (Giorgio Pasotti). Il primo lavora nel negozio di articoli religiosi di famiglia, si è appena lasciato dalla fidanzata, che odia e ama allo stesso tempo. Giorgio Pasotti, marito di una donna che non sopporta più, decide di lasciare Livia (Sabrina Impacciatore) e il loro figlio, non vuole che il bambino cresca con due genitori che non si amano più (lei sclera parecchio e un po’ di ragione ce l’ha a lasciarla). Marco Cocci è l’alternativo del gruppo: fa uso regolare di droghe leggere, vive relazioni occasionali ogni sera e vuole viaggiare, sarà lui a spronare gli altri due a prendere una decisione e a farli evadere, partendo in un viaggio che volevano fare da molto tempo. 

Oltre ai 5, ci sono i genitori di Giulia, una coppia che dopo trent’anni di matrimonio affronta una crisi, a quanto pare una nuova crisi, lei si sente trascurata, lui sicuro del suo amore per lei, vorrebbe dei brividi, a lui la vita di coppia va bene così, io dico però, se ti sposi un bradipo non puoi pretendere che dopo trent’anni questo diventi un ghepardo, non mi sembra una metamorfosi accettabile. Questo film quando è uscito l’ho adorato (Poi c’è la canzone di Carmen Consoli che sotto vi linko perché merita), rivederlo dopo tutti questi anni mi ha un po’ destabilizzata: ho trent’anni e forse sono diventata troppo pretenziosa con i film che vedo (questo commento sembrerebbe assurdo visto che sono una fan numero 1 delle commedie demenziali, però da quelli seri esigo disciplina e rigore, ovviamente scherzo, un po’). Ho vissuto queste due ore scarse con sentimenti contrastanti, da una parte mi ha messo il nervoso, dall’altra mi ha commosso, soprattutto il finale (io non l’avrei perdonato manco morta) quando Carlo per la prima volta riflette sulla scelta che ha fatto post tradimento, della vita che finalmente decide di scegliere e di accettare.   

P.S. Se vi interessa e, magari non lo sapere, anche se dubito fortemente, esiste il sequel Baciami Ancora, del quale non ce ne era bisogno, si poteva (per me) fare benissimo a meno! 


martedì 2 gennaio 2018

Napoli Velata, il giallo secondo Ferzan Ozpetek

Ferzan Ozpetek è uno dei registi che riesce a mettere a nudo i sentimenti umani sul grande schermo; con Napoli velata lo fa attraverso una vicenda personale ricca di mistero e erotismo.



Adriana (Giovanna Mezzogiorno), incontra Andrea (Alessandro Borghi) ad una strana festa; l'affascinante ragazzo la seduce e i due finiscono per passare un'intensa notte di passione. Al mattino dopo i due si danno appuntamento per il pomeriggio ma Andrea non si presenta. Adriana, delusa, torna a casa, viene svegliata il mattino seguente da una chiamata di lavoro: deve eseguire un'autopsia su un cadavere. La donna si reca a lavoro, inizia il suo esame fino a quando non si accorge di conoscere la vittima, è Andrea.

Per questo film Ozpetek sceglie Napoli, una città ricca di mistero ed esoterismo, per ambientare questo suo" giallo". La vicenda si snoda, infatti, tra ciò che rimane, i reperti (è il caso di dirlo), delle antiche credenze e dei riti partenopei come sibille, riti misterici e non per ultimi i cosiddetti "femminielli". 

In Napoli velata il giallo della morte di Andrea fa da base per raccontare altro, un altro fatto di memorie, sentimenti, pulsioni, e tutto il mondo interiore dell'essere umano che è caro al suo regista.

Tante le citazioni dai grandi classici del cinema giallo, dal senso di vertigine di Vertigo di Hitchcock, al labile confine tra la veridicità di ciò che vediamo e ascoltiamo di Blow Up e Blow Out.
Per questo film, infatti, Ozpetek pare velare letteralmente la vista e l'udito dello spettatore per trasportarlo dentro le suggestioni che dominano il film.  
Lo spettatore si ritrova in bilico tra realtà e immaginazione e anche tra presente e passato.

La macchina da presa e la colonna sonora diventano le artefici dell'inganno che vive la protagonista e con lei lo spettatore fino ad arrivare ad un finale ricco di mistero, poco adatto ad un giallo ma tipico del regista turco.

Giovanna Mezzogiorno, dopo la lunga assenza dal cinema, torna a recitare per Ozpetek che ha scelto proprio lei per interpretare questa donna all'apparenza tranquilla ma che nasconde molto.
Alessandro Borghi riesce a nascondere dietro il viso pulito di Andrea tutto il mistero che il personaggio in questione richiede.

Attorno ai due protagonisti gravitano tanti personaggi, molti reali, altri evanscenti, da Peppe Barra e Anna Bonaiuto a Maria Pia Calzone fino a Lina Sastri e Isabella Ferrari.

Ozpetek non delude mai, e questo film regala suggestioni nuove al pubblico affezionato al regista e anche a chi vuole scoprirlo per la prima volta. 


martedì 30 maggio 2017

La prima linea, cosa resta degli anni di piombo


Premessa: mi sono ritrovata a guardare La prima linea in TV per puro caso; ho scoperto che tra gli interpreti c'è Lino Guanciale, volevo fotografare lo schermo, non appena fosse apparso, e mandare la foto alle mie amiche (a fine recensione ci sarà la foto, promesso). Come spesso mi succede, parto da un presupposto molto scemo (chissà se alle mie amiche Lino piace anche capellone?) per poi scoprire che ciò che ho davanti è tutto fuorché una buffonata; questo piccolo film, infatti, mi ha molto colpita e mi ha dato diversi spunti di riflessione, tanto che ho deciso di scrivere.