Come te nessuno mai è il secondo film realizzato da Gabriele Muccino
nel 1999. Il film è un po’ uno specchio, tra i genitori e i figli.
Ambientato
a Roma alla fine degli anni ’90, il film parte da un liceo, si decide
di occupare; le ragioni sono poco chiare e ripetute a slogan “Contro
questo sistema che ci vuole omologare”. L’occupazione finisce presto,
dopo meno di 24 ore, i motivi sono poco reali, poco pratici. In questi
giorni tumultuosi si svolge la vita di Silvio (Silvio Muccino, fratello
del regista) e del suo amico Ponzi (Giuseppe Sanfelice). Silvio è
innamorato di Valentina (Giulia Carmignani), la fidanzata del suo amico
Martino (Simone Pagani), ma quest’ultima, durante l’occupazione,
confessa a Silvio che i due sono in crisi.
Inizia il dramma:
Silvio ci prova con Valentina, racconta tutto all’amico Ponzi, che in
maniera ingenua e goffa lo fa sapere a tutta la scuola e ovviamente a
Martino. In tutto questo, brevissimo triangolo amoroso (il tutto non
dura più di un “mezzo bacio”, Valentina molla subito tutti e due per
andare durante la notte con un altro), s’inserisce la dolce Claudia
(Giulia Steigerwalt), amica di Valentina, “tradita” dall’amica, perché
bacia il ragazzo che le piace. Come non sentirsi Claudia? Io mi sono
sentita spesso Claudia, senza il lieto fine però.
Oltre ai
conflitti sentimentali, nel film vi è il conflitto tra genitori e figli,
un conflitto generazionale che vuole emulare quello creatosi nel ’68,
fallendo miseramente, non il film, ma il conflitto.
Il film,
secondo un mio personale punto di vista, è il primo di una trilogia
sulla realtà romana, si parte dall’adolescenza, con L’ultimo bacio
abbiamo i trentenni e con Ricordati di me abbiamo la crisi di mezza età.
Ho come l’impressione che idealmente vengano seguiti negli anni Silvio e
Claudia, adolescenti, poi adulti e infine nella maturità e nel misero,
ennesimo fallimento famigliare.
È il mio film preferito di Muccino
ed in generale rientrerebbe in una mia ipotetica lista de “I miei
preferiti”, lo è perché all’epoca della sua uscita io avevo più o meno
l’età dei protagonisti, vivevo immersa nel mito del ’68, partecipavo
alle manifestazioni, e anche nell’abbigliamento ero un po’ come i
protagonisti, era un film che mi parlava, mi raccontava, rappresentava
l’adolescente italiano, potevo riconoscermi in qualcosa che non fosse
americano.
Il film è nettamente superiore rispetto al precedente,
Ecco fatto, diciamo che è una versione più raffinata del primo, i
personaggi diventano più elaborati, gli attori sono più bravi, il
linguaggio è molto più chiaro e preciso e si sbraita meno.
Sarò un po’ di parte, ma secondo me è il più riuscito.
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